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Patto di famiglia

Patto di famiglia
Sommario

1. Premessa. – 2. Nozione e natura giuridica.  - 3. Presupposti oggettivi. - 4. Presupposti soggettivi. - 5. La posizione dei legittimari sopravvenuti. - 6. Liquidazione dei non assegnatari. - 7. Forma. - 8. Modifica e scioglimento del patto. - 9. Controversie. - 10. Profili fiscali.

1. Premessa.

La figura del “patto di famiglia” è stata introdotta dalla legge 14 febbraio 2006, n. 55 (entrata in vigore il 16 marzo 2006), che ha inserito nel Libro II, Titolo IV del codice civile il Capo V bis composto dagli articoli da 768-bis a 768-octies, nonché modificato l’art. 458 c.c. (“Divieto di patti successori”).

Attraverso lo strumento del patto di famiglia, che non è in alcun modo istituto alternativo al testamento, il legislatore ha previsto la possibilità di trasmettere per atto inter vivos, in tutto o in parte, l’azienda o le proprie quote ad un discendente, con evidenti ripercussioni e conseguenti deroghe in materia successoria (in particolare, artt. 553 c.c. e ss., sull’azione di riduzione e 737 c.c. e ss., sulla collazione) e nella disciplina generale dei contratti. La ratio sottesa all’istituto in esame è quella di agevolare il passaggio generazionale nella titolarità delle imprese,

garantire al contempo un’effettiva stabilità delle stesse, evitando inoltre suddivisioni antieconomiche ed incoerenti dei relativi complessi produttivi. In altri termini, con il patto di famiglia il legislatore ha inteso predisporre uno strumento che tutelasse, al contempo, l'interesse dei componenti della famiglia al rispetto delle regole successorie e conseguenti aspettative, nonché l'interesse dell'impresa alla sua continuazione e miglior gestione. 

2. Nozione e natura giuridica.

Per espressa previsione normativa (art. 768-bis c.c.), il patto di famiglia è “il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti”.

Circa la natura giuridica del patto di famiglia, si ritiene che esso costituisca un contratto
- tipico
;
- plurilaterale
, essendo la sua struttura caratterizzata dall'intervento di soggetti appartenenti a tre diverse categorie: l'imprenditore o il titolare di partecipazioni societarie (disponente), il discendente o i discendenti cui vengono attribuite l'azienda o le partecipazioni (partecipanti assegnatari dei beni d'impresa), gli altri potenziali legittimari esistenti al tempo del perfezionamento della fattispecie (partecipanti non assegnatari dei beni d'impresa);

- con effetti traslativi immediati, con natura latu sensu divisionale
e avente causa unitaria propria, consistente nella funzione di regolamentazione dei futuri assetti successori dei legittimari in ordine all’azienda ceduta.

In dottrina vi è chi, in considerazione a) dell’assenza di ogni riferimento ad un corrispettivo della cessione e b) della sottrazione dell’oggetto del patto alla collazione e all’azione di riduzione, ha ritenuto la figura in esame riconducibile alla teoria del negozio donativo, qualificando conseguentemente l’obbligo di liquidazione ex art. 768-sexies c.c. come onere a carico del donatario.

Ciò è da escludere in considerazione dell’assenza dell’animus donandi da parte dell’imprenditore, il quale è indotto al trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni unicamente dall’interesse economico al mantenimento della produttività dell’impresa. Inoltre, a differenza della donazione, che è revocabile per sopravvenienza di figli, il patto di famiglia può essere impugnato solo per errore, violenza e dolo, nel termine di un anno (768-septies c.c.).

Le ragioni della non riconducibilità del patto di famiglia alla donazione sono evidenti anche avendo riguardo al fatto che, ove la donazione (in senso tecnico) avesse ad oggetto un bene produttivo, essa avrebbe come unico effetto il trasferimento anticipato del bene rispetto all’evento morte, ma non sarebbe invece in grado di garantire che vi sia anche una successione 1) stabile nei confronti del bene produttivo e 2) autonoma rispetto alle future vicende divisionali e successorie in genere legate alla morte dell’imprenditore e nei confronti di tutti i legittimari.
La ricostruzione del contratto in esame in termini di donazione comporterebbe inoltre un’ulteriore questione di natura formale relativa all’applicabilità del primo comma dell'art. 782 c.c., il quale dispone che la donazione di mobili non è valida che per quelli specificati con indicazione del loro rispettivo valore nell'atto stesso di donazione ovvero in una nota sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio. Tale operazione risulterebbe infatti praticamente impossibile nella descrizione di aziende di dimensioni rilevanti.
Come chiarisce la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E del 22 gennaio 2008, il patto di famiglia è comunque riconducibile nell’ambito degli atti a titolo gratuito, in quanto, a) da una parte, è caratterizzato dall’intento, non prettamente donativo, di prevenire liti ereditarie e lo smembramento di aziende o partecipazioni societarie ovvero l’assegnazione di tali beni a soggetti inidonei ad assicurare la continuità gestionale degli stessi, e b) dall’altra parte, non comporta il pagamento di un corrispettivo da parte dell’assegnatario dell’azienda o delle partecipazioni sociali, ma solo l’onere in capo a quest’ultimo di liquidare gli altri partecipanti al contratto, in denaro o in natura.

3. Presupposti oggettivi.

Oggetto del patto di famiglia possono essere unicamente l’azienda (o un ramo di essa) o le partecipazioni societarie.

Circa le partecipazioni oggetto del patto di famiglia, la dottrina appare divisa.
Da una parte vi sono quegli autori (Caccavale, Tassinari) che, sulla base della mancanza di un qualsiasi riferimento di tipo quantitativo o funzionale nella norma, ritengono che qualsiasi partecipazione, anche modesta, possa costituire oggetto del patto di famiglia.
Dall’altra, la dottrina prevalente (Busani, Zoppini, Lupetti) ritiene che la partecipazione oggetto del patto debba necessariamente essere "munita" di poteri corporativi ed imprenditoriali. In altri termini, le partecipazioni di cui al patto dovrebbero essere solo quelle che costituiscono uno strumento per esercitare l'attività di impresa, così che sarebbero escluse dalla cessione le quote del socio accomandante, ed in genere quelle del socio di minoranza di società di capitali.
 

4. Presupposti soggettivi.

I soggetti del contratto sono:
a) l’imprenditore disponente: a tal proposito, si ritiene che l'espressione "imprenditore" sia usata in modo giuridicamente atecnico, in termini cioè economici e non giuridici. Deve perciò essere ritenuto tale anche il titolare dell'affitto di azienda o l'usufruttuario della stessa, così come chi detiene partecipazioni sociali (rinviando al precedente par. 3 per quanto riguarda il fatto che esse debbano costituire o meno un pacchetto di controllo); 
b) il/i discendente/i;
c) tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione del medesimo imprenditore.
La necessaria partecipazione di questa ultima categoria di soggetti deriva dalle esigenze di certezza del patto di famiglia, ossia dal fatto che la valutazione dell’azienda e la conseguente quantificazione della quota di legittima da liquidare ai non assegnatari devono essere approvate contestualmente, anche se poi la liquidazione può essere oggetto di consensuale differimento.

Proprio la predetta quantificazione e la determinazione del valore dell’azienda o delle partecipazione costituisce infatti la specifica deroga al divieto dei patti successori: tutti i predetti soggetti devono quindi essere presenti ed esprimere il loro consenso all’atto che comporta come conseguenza immediata un’anticipazione a favore del/dei beneficiario/i della quota di legittima.

Diversamente, in mancanza in consenso unanime, si realizzerebbe un’estromissione dalla successione necessaria dei beni trasferiti.

5. La posizione dei legittimari sopravvenuti.
Legittimari sopravvenuti sono il coniuge sposato dopo il patto e i figli nati dopo la stipulazione del medesimo.
L'art. 768-sexies dispone che il coniuge e gli altri legittimari che non abbiano partecipato al contratto, al momento dell'apertura della successione del disponente, possono chiedere ai beneficiari del patto, sia agli assegnatari dell'azienda sia ai legittimari non assegnatari, il pagamento della somma corrispondente alla liquidazione convenuta nel contratto stesso, aumentata degli interessi legali.
I legittimari sarabbero quindi soddisfatti con un credito determinabile in base ai valori determinati (e non più modificabili) alla data del patto.
I legittimari sopravvenuti possono inoltre impugnare il patto di famiglia ex art. 768-sexies, II comma c.c., che comunque non è revocabile per sopravvenienza di figli (art. 803 c.c.).
Una situazione problematica relativa all'individuazione dei legittimari sopravvenuti potrebbe verificarsi nell'ipotesi in cui, al tempo dell'apertura della successione del disponente, il figlio partecipante al patto di famiglia, ma non assegnatario dell'azienda risulti deceduto: ciò comporterebbe l'operare del principio di rappresentazione ed il conseguente subentro dei suoi discendenti.
Anche questi ultimi sono dunque legittimari sopravvenuti al patto, ma non nel senso di cui all'art. 768-sexies, in quanto sopravvenuti rispetto al patto ma per rappresentazione, cioè in luogo del loro ascendente che non può qualificarsi tale (cioè sopravvenuto), proprio perché vivente e presente nel momento della stipulazione del patto di famiglia.
Stando alla lettera dell'art. 768-sexies, solo i legittimari che invece devono intendersi ai sensi dell'art. 768-sexies come sopravvenuti (cioè il coniuge sposato dopo il patto ed i figli nati dopo detta stipulazione), possono ottenere il pagamento della propria quota di legittima, oltre al pagamento degli interessi legali.

6. Liquidazione dei non assegnatari.
L'art. 768-quater c.c. pone a carico del/i discendente/i beneficiario/i dell'azienda o delle partecipazioni societarie la liquidazione dei non assegnatari, ove questi non vi rinunzino in tutto o in parte. Tale liquidazione deve essere effettuata o con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 c.c. e ss., ovvero in natura.
Da sottolineare che la liquidazione da parte del beneficiario costituisce un adempimento dell'obbligo nascente dall'attribuzione fatta a proprio favore ed è quindi da ritenersi elemento essenziale al patto. Qualora invece si ammettesse che la liquidazione fosse effettuata direttamente dall'imprenditore, sarebbe configurabile un'ulteriore liberalità da parte di quest'ultimo che però travalicherebbe i confini del patto così come stabiliti dal legislatore, dando origine ad una figura differente.

7. Forma.

L’art. 768-ter stabilisce che il contratto debba essere concluso per atto pubblico a pena di nullità.

Non vi alcuna prescrizione circa la necessaria presenza dei testimoni: essa tuttavia si ritiene quanto meno opportuna, in considerazione degli interessi coinvolti e del fatto che, tale contratto, pur non configurando tecnicamente una convenzione matrimoniale (dal momento che la partecipazione all’atto del coniuge è conseguenza del suo status di legittimario e non quale coniuge) è pur sempre un actus familiae. La presenza dei testimoni è inoltre suggeribile per scongiurare le conseguenze derivanti da un’eventuale conversione del contratto in esame come donazione, secondo quanto disposto dall’art. 1424 c.c. (“Conversione del contratto nullo”).

8. Modifica e scioglimento del patto.
L’art. 768-septies stabilisce che il patto di famiglia può essere sciolto o modificato ad opera delle medesime persone che lo hanno concluso.
Ciò può avvenire mediante:
a) un diverso contratto, avente le medesime caratteristiche ed i medesimi presupposti;
b) recesso, se espressamente previsto nel contratto stesso e attraverso dichiarazione agli altri contraenti certificata da un notaio.
Da rilevare il fatto che la modifica (o lo scioglimento) del contratto in esame richiedano necessariamente degli originari contraenti fa desumere che la norma in commento possa trovare applicazione unicamente fino alla data di apertura della successione del disponente e non in un momento successivo.

9. Controversie.
Le controversie derivanti dalla stipulazione del patto di famiglia devono essere devolute preliminarmente a uno degliorganismi di conciliazione previsti dall’art. 38 del D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 (art. 768-octies c.c). In altri termini, il legislatore impone il ricorso, in via preliminare, a forme di conciliazione stragiudiziale per dirimere eventuali controversie relative al contratto in esame.


10. Profili fiscali.
Ai sensi dell''art. 1 comma 78 legge 296/2006 (legge finanziaria 2007) (che ha modificato l'art. 3 del dlgs 346/1990 richiamato per le donazioni dall'art. 55 comma secondo medesimo dlgs 346/1990) non sono soggetti ad imposta di donazione, con decorrenza dall'1 gennaio 2007, i trasferimenti di aziende familiari (individuali o collettive), effettuati anche tramite i patti di famiglia di cui agli articoli 768-bis e seguenti del codice civile a favore dei discendenti.
Per il mantenimento dell'agevolazione è però necessario che i beneficiari:
- proseguano l'esercizio dell'attività di impresa ovvero detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dal trasferimento;
- rendano, contestualmente alla stipula del contratto con il quale è disposto il patto di famiglia, una dichiarazione con la quale si impegnino ad osservare le predette condizioni.
Peraltro, l'agevolazione in esame si applica esclusivamente con riferimento al trasferimento effettuato tramite il contratto di famiglia, e non riguarda anche l'attribuzione di somme di denaro o di beni eventualmente posta in essere dall'assegnatario dell'azienda o delle partecipazioni sociali in favore degli altri partecipanti al contratto. Tali attribuzioni rientrano invece nell'ambito applicativo dell'imposta sulle successioni e donazione.
In relazione invece alla rinunzia alla attribuzione in denaro o in natura ex art. 768-quater, II comma, c.c. che può essere effettuata dai partecipanti al patto non assegnatari, si evidenzia che la stessa non ha effetti traslativi ed è quindi soggetta alla sola imposta di registro in misura fissa, dovuta per gli atti privi di contenuto patrimoniale (art. 11 della Tariffa, Parte prima, allegata al TUR).

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